Nuova sede BNL-BNP Paribas

Roma, Italia

Nuova sede BNL-BNP Paribas
Roma, Italia
2012-2017

Premio Mies Van Der Rohe, segnalazione (2017)
Premio Smart Building nella categoria “Terziario-Uffici” (2017)
Iconic Awards, vincitore del “Best of Best” (2017)
Archmarathon Awards, primo premio nella categoria “Workspace” (2017)
The Plan International Awards, progetto vincitore nella categoria “Office/Business” (2016)

programma: Realizzazione della Nuova sede direzionale BNL – BNP Paribas a Roma comprendente uffici, ristoranti, un asilo e un auditorium da 300 posti
> superficie totale: 85 000 m2
> superficie costruita: 75 000 m2
> superficie parcheggi: 16.000 m2
> superficie auditorium: 400 m2
> n. posti a sedere auditorium: 300
> superficie ristorazione aziendale: 1 825 m2 + 365 m2 (superficie cucina)
> n. posti a sedere ristorante: 430
> superficie asilo: 980 m2
committente: BNP Paribas Real Estate Development spa
progetto: Alfonso Femia * con
ingegneria strutturale: Redesco srl
ingegneria impiantistica e ambientale: Ariatta Ingegneria dei sistemi srl
coordinamento e progettazione esecutiva: Starching – Studio Architettura e Ingegneria
consulenza urbanistica: Arch. Annalaura Spalla
impresa: PGC Parsitalia
livelli energetici: Classe A
fotografia: ©L.Boegly, ©S.Anzini, ©O.Da Riz
fotografie modello in ceramica: ©Ernesta Caviola
modello in ceramica: Danilo Trogu
libro: “Il Cielo di Roma”
“Luce e cielo. Cielo e luce.
Non una luce qualsiasi. Non un cielo qualunque.
Roma e la sua luce. Roma e il suo cielo.” AF
Il progetto per la nuova sede direzionale della BNL, si inserisce in un contesto particolare ed unico. Unico in quanto la natura del contesto è una stratificazione di infrastrutture che da elemento di separazione tra due significative aree urbane della città di Roma, oggi con la realizzazione della stazione per l’Alta Velocità assume una nuovo ruolo non solo di servizio ma di «luogo urbano». Particolare in quanto l’area su cui insiste il nuovo edificio, per la sua conformazione geometrica e topografica e il suo relativo orientamento, suggerisce a concepire l’edificio secondo il principio del «Giano Bifronte».

Riteniamo importante che il nuovo edificio dialoghi con l’attiguo complesso della Stazione Tiburtina che tra i suoi tratti principali si caratterizza per dimensione e orizzontalità. Il dialogo non deve essere necessariamente diretto, ma fatto di rimandi ora prospettici alle differenti quote della stazione, ora di ruolo (la stratificazione orizzontale) nel nuovo paesaggio urbano. L’obiettivo che ci siamo proposti è di rispondere alle esigenze funzionali con un edificio che sia in grado, nella sua autonomia e identità, di appartenere al contesto urbano della Stazione Tiburtina ed allo stesso tempo poter essere rappresentativo per la città di Roma nonchè per il suo utilizzatore.
Da queste considerazioni nasce la proposta di un edificio in grado di relazionarsi in maniera differente a nord-ovest con il quartiere Pietralata e a sud-est con il complesso della Stazione Tiburtina.
Ora dinamico, riflettente e dissolvente laddove la sua percezione è prevalentemente dinamica e differente metro dopo metro (dai treni, dalla stazione, dai differenti luoghi urbani), quasi come se fosse in movimento, ora statico, trasparente e materico laddove il contesto è urbano, «lento», esposto a nord.

Vuole identificarsi come un dispositivo percettivo del contesto, del reale, capace di stabilire un valore simbolico laddove orienta lo sguardo, sguardo che si indirizza allo stesso momento su due differenti paesaggi.
Il rapporto di percezione è a sua volta un rapporto che il progetto trasferisce dall’esterno all’interno, creando una successione di spazi ora dilatati ora compressi, che via via ci accompagnano costruendo una spina dorsale sia verticale che orizzontale intorno a tutte le aree «produttive», ovvero quelle destinate agli uffici, capace di volta in volta di farci scoprire nuove «prospettive» ed un nuovo «contesto».

L’edificio arriva formalmente ad assumere un valore simbolico che si ritrova nelle seguenti caratteristiche che ne definiscono il suo stesso “corpo”:
– la disposizione planimetrica, lineare ad est e dolcemente deformata ad ovest attraverso la scrittura di una sequenza variabile di linee spezzate;
– la scelta di non voler creare un “fronte e un retro” ma uno spartito compositivo capace di creare lo stupore e la meraviglia nella “metamorfosi” dell’edificio, che sarà percepito sempre in maniera differente per la sua capacità di reagire alla luce alle diverse ore del giorno durante i diversi giorni dell’anno;
– l’articolazione delle sue funzioni, composte secondo un principio di stratificazione orizzontale, in una sequenza classica quale basamento
(le funzioni “collettive” o meglio di interfaccia con il pubblico), elevazione (le funzioni prevalenti/uffici), coronamento (lo spazio inatteso e unico e il suo rapporto con il cielo);
– la hall d’ingresso, evidenziata secondo un rapporto orizzontale e verticale grazie alla identificazione di una “unione-separazione” che diviene una “trasparenza-terrazza” per quattro livelli e scopre la cisterna d’acqua del Mazzoni, elemento originale ed intatto.