Fendi: Nuovo Polo di Eccellenza

Firenze, Italia

Fendi: Nuovo Polo di Eccellenza

Capannuccia, Bagno a Ripoli (FI), Italia
2017

superficie totale: 37 000 m2
superficie utile: 26 707 m2
superficie industriale: 11 300 m2
superficie direzionale: 2 100 m2

committente: Fendi
Alfonso Femia / Atelier(s) Alfonso Femia con Metrogramma s.r.l.
architettura del paesaggio: Michelangelo Pugliese
ingegneria strutturale: BMS Progetti s.r.l.
ingegneria impiantistica: BMS Progetti s.r.l.
ingegneria ambientale: Franck Bouttè consultants
sintesi degli aspetti tecnologici: FOR

immagini: ©Atelier(s) Alfonso Femia & Diorama
Il progetto nasce dalla volontà di mettere in scena i movimenti, rimandandoli sempre verso il cuore del progetto, la piazza Fendi.

L’area va consolidata paesaggisticamente, data la natura del terreno intorno all’attuale insediamento produttivo. Consolidare, convogliare e gestire le acque, ridefinire un assetto paesaggistico capace di ridare continuità e identità con il paesaggio circostante, sono le azioni fondative del progetto che si articolano in tre atti:

– l’impronta/lo scavo/la natura che si modella e “cola” dal basso verso l’alto disegnando spiazzi, aree, giardini e radure;
– la linea orizzontale che si appoggia sull’impronta e stabilisce un rapporto unico con la natura. Come una linea di orizzonte che appare e scompare grazie alla topografia che il progetto ricuce e propone.
Uno strato monopiano ad altezza costante che si adatta alle linee di sezione e che ospita il programma funzionale;
– i “points d’appel”/vertici che punteggiano cielo e paesaggio.
Terminali di oggetti che con dimensione industriale e natura leggera captano luce, rimandano riflessi e specchiature, come lanterne nel paesaggio, uniche a essere percepite in maniera differente dai diversi punti di percezione nei vari luoghi del paesaggio.

Il progetto si costruisce per sequenze visive, di percorso, di spazi. Ogni spazio, dal parcheggio allo spazio polifunzionale ha un suo rapporto specifico con la natura, il paesaggio.
L’impronta mette in valore lo stato attuale dell’area, le sue caratteristiche e l’esigenza di mettere in sicurezza l’area con il suo paesaggio. Si crea così il piano di appoggio e l’invaso dove far “scomparire” i parcheggi e la viabilità, creando un mondo sospeso tra le sezioni del terreno e i volumi che si adagiano, come se il progetto affiorasse dallo stesso terreno.

L’area di carico e scarico è delimitata dalla nuova sezione naturale consolidata del terreno che porta un rapporto diretto con la sezione della collina. Un porticato a tutta altezza diventa filtro, supporto, spazio tra interno e esterno. Delle vele in alluminio microforato a geometria variabile, si modellano su profili a forma di ala che si appoggiano da trave a trave, creando uno spazio dilatato ma in scala con la funzione, il rapporto con la luce naturale e la natura che arriva sino al piano di calpestio.

Uno spazio semiaperto, confina con il volume del magazzino di carico scarico, in continuità con il magazzino produzione e quello campionario, limitrofi al caveau, al controllo qualità, … il tutto contenuto tra il parcheggio delle auto e l’area di accesso ai mezzi, al fine di ridurre i percorsi orizzontali e verticali.

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