






















Napoli (Italia)
concorso 2025
programma: Nodo intermodale complesso di Napoli Garibaldi-Porta Est e la rigenerazione urbana delle aree ferroviarie, ivi compresa la progettazione dell’headquarter della regione campania
superficie: 158.500 m2
cliente: Regione Campania
progetto: Alfonso Femia / Atelier(s) Alfonso Femia con Od’A Officina d’Architettura srl e AREP
ingegneria: Artelia
immagini: ©Alfonso Femia / Atelier(s) Alfonso Femia & Diorama
Ricucitura urbana e spazio pubblico
La ricucitura fisica e sociale dei quartieri oggi frammentati è il cuore del progetto. L’introduzione di un grande sistema verde continuo, piazze alberate e percorsi pedonali fluidi mira a creare un nuovo tessuto urbano coeso, accessibile e vivibile, capace di restituire respiro e centralità allo spazio pubblico.
Resilienza climatica e ambientale
In previsione dell’aumento delle temperature e delle ondate di calore entro il 2050, il progetto introduce una vera e propria “isola di decompressione ambientale” nel cuore dell’Est napoletano, oggi fortemente mineralizzato. Il verde, il suolo naturale e l’uso di materiali riflettenti diventano strumenti fondamentali per aumentare il comfort climatico e la salubrità urbana.
Mobilità sostenibile e infrastrutture intelligenti
Riorganizzando i flussi veicolari e puntando su intermodalità, parcheggi reversibili e stazione bus a raso, si ottiene una soluzione meno impattante, più economica e adattabile. La viabilità è riletta come occasione per favorire la continuità pedonale e ciclabile, estendendo l’accessibilità da Piazza Garibaldi a Porta Nolana.
Architettura evolutiva e rigenerativa
Gli edifici pubblici e residenziali sono pensati come sistemi reversibili e flessibili, in grado di adattarsi a usi futuri (co-living, housing intergenerazionale, spazi ibridi). L’architettura assume un ruolo di mediazione tra passato e futuro, tra spazio privato e collettivo, in una città che cambia.
Approccio low-carbon e economia circolare
Il progetto adotta una metodologia basata su sobrietà costruttiva, riuso degli edifici esistenti e materiali geosourced o biologici, per limitare l’impronta di CO₂. Si afferma un vero paradigma mediterraneo di low-carbon design, capace di evolvere nel tempo e dialogare con la complessità urbana.
