territorio
©AF517 & Multivideo srl
2025
Come sono cambiati nel tempo gli Atelier(s)?
Negli ultimi dieci anni, Simonetta Cenci da associata è diventata partner e direttrice generale dei tre Atelier(s) e affianca Alfonso Femia nella loro conduzione; Sara Gottardo è architetta associata a Parigi e Bruxelles, Amandine Aubrée, architetta e Liloye Chevallereau, R&D, sono associate a Parigi. Un advisor board composto da sette persone di Genova e Milano dialoga sui temi di progetto e di gestione: un confronto particolarmente arricchente perché il gruppo è eterogeneo per età, esperienza, geografia.
Piccole e grandi tappe: gli Atelier(s) non sono mai in quiete, la prassi quotidiana è sempre stimolata e concentrata sui nuovi segnali di mutazione: un primo momento importante è stato il cambio di nome … solo quello! lo studio è rimasto il medesimo; poi abbiamo fondato una società benefit dedicata alla ricerca e ai progetti speciali, 500×100.
Abbiamo realizzato tanti studi, situazioni, eventi, tutti in dialogo fluido con l’attività professionale, dispositivi di scambio e arricchimento reciproco tra progetto e ricerca. Mediterranei Invisibili, Scuola Social Impact, Tempodacqua, La Biennale dello Stretto, InsidethewhaleXchildren sono quelli più importanti. Ma molti altri a corollario, a sostegno rappresentano la linfa degli Atelier(s).
Nel 2025 nuove decisioni sull’evoluzione degli Atelier(s) stanno prendendo forma… stay tuned.
©Open House Roma
21 Ottobre 2020
Alfonso Femia presenta Orizzonte Europa, la sede romana di BNL-BNP Paribas, insieme a Antonio Marino (direttore Immobiliare BNL) e Paolo Mantero (progettista interni).
Una diretta multimediale ed interattiva alla scoperta di questo nuovo landmark della Capitale che ha segnato importanti traguardi qualitativi per la sua intrinseca sostenibilità.
A condurre l’evento online l’architetto Gianni Terenzi.
©Artribune
Marzo 2020
L’intervista di Artribune ad Alfonso Femia in merito all’emergenza Covid-19.
“L’emergenza non diventi anch’essa un alibi per dimenticare che gli ospedali vanno progettati prima delle pandemie. E che un architetto può contribuire molto poco all’emergenza pura, è campo della protezione civile a cui dare il massimo sostegno. La virtù di prefabbricare, in pochi giorni, una terapia intensiva, non ci affranchi dall’assumere vere responsabilità. Il futuro, il giorno dopo l’emergenza dovrà individuare una visione e un progetto responsabili, di respiro nazionale e internazionale, che partano dal territorio e dalle sue principali fragilità sociali, economiche e urbane.” AF

